
E' da molto tempo che Elisabetta Vibhuti Limonta ha la forma a cuore come icona esclusiva della propria sperimentazione artistica. Sospetto che, in fase germinale, ciò sia iniziato già nel ventre materno, con la formazione del suo stesso cuore, con quella improvvisa scintilla di battito che congiunge ogni nuova vita alla pulsazione grandiosa e corale del Vivente. Deve aver conservato quel ricordo ancestrale nel silenzio, sino a che lo ha ritrovato - certamente con sorpresa! - nella danza del suo pennello. Come in un satori, un'illuminazione istantanea, lei ha ricordato, e da allora ha moltiplicato le pulsazioni del cuore in infiniti quadri. Infatti vedo la sua entusiasta riproposizione tematica come lo scandire dei battiti multidimensionali del Cuore Unico, simbolo universale del miracolo d'Amore che origina e preserva il Creato. L'artista mi ha raccontato di concepirlo come un immenso cuore di cristallo in formazione nel centro della Terra; un'immagine bella e importante, poiché solo riconoscendo il flusso d'Amore che ci sostiene, che ci ricongiunge tra noi e in comunione con il Tutto, riconnettendoci alla Madre Terra, potremo sanare la nostra disperazione di orfani volontari. Tale impegno sul piano sentimentale, naturalista ed ecologista, si rispecchia particolarmente nei cuori disegnati come foglie, come in quelli segnati da una matericità terragna, o resi fluidi da un turbinare azzurro che riecheggia, più ancora che in una conchiglia, la sonorità occulta dell'Oceano.
In ogni quadro Elisabetta Vibhuti dipinge il proprio cuore, che non è solo suo poiché il cuore non ha un senso privato, esclusivo, ma esiste per condividersi, e glorifica l'insieme. Cuore che è speranza, promessa, ricerca, indagine introspettiva, rivelazione, attraversando tutto l'arcobaleno delle emozioni, delle immagini, dei più reconditi pensieri. Proprio come un cuore di cristallo, il lavoro dell'artista è ricco di sfaccettature che rilucono prospettive differenti, dal concettuale, espresso particolarmente nelle opere polimateriche, sino al puro lirismo pittorico. Ho il piacere di conoscere l'artista e la sua opera da diversi anni, così ho potuto testimoniare lo svolgersi inesausto del filo della sua ricerca, senza che si sia mai spezzato o si sia annodato in una stanca ripetizione; ciò ha originato quasi un labirinto di immagini sincrone l'una all'altra, eppure dissimili, preziose e perfettamente autonome. La chiave di quel labirinto è in noi stessi: quel cuore, realizzato dalla pittrice con così tanto sentimento, contagia la nostra intima sorgente d'amore, spesso assopita, per rivitalizzarla.
Immagino che la segreta speranza di Elisabetta Vibhuti sia che il suo cuore, e i cuori di noi tutti, si colmino così tanto d'Amore da esplodere, annullando l'illusione dei confini che ci restringono nell'egoismo. Ho visto i suoi cuori farsi sempre più gonfi, dilatati, occupare via via il massimo dello spazio restringendo il margine del quadro; in tal modo annunciano l'auspicio dell'imminente esplosione. Ma non con superficiale ottimismo. Pur se spesso sono trasfigurati nell'enfasi cromatica che li esterna, mantengono il patrimonio di un'indagine viscerale, di una sofferta meditazione del vissuto. Ciò appare nell'intima pulsazione del cuore stesso, ma anche nel rapporto dialettico tra questo e lo spazio che lo contorna, mai casuale nella scelta e nella tessitura cromatica. La comprensione drammatica dell'artista, esercitata nel rapporto tra il dentro e il fuori, è essenziale per concepire il vero valore del suo sogno, per dargli corpo e radice. Eros e tanathos sono le due facce del mistero del vivere, ma è l'Amore che ineffabilmente le governa; e in definitiva, per essere capaci di amare davvero, deve morire quell'ego che sancisce la separazione. Riguardo a questo, è emblematico un recente dipinto che, con la polarità fondamentale del bianco e nero, presenta un cuore contenente un teschio: non un monito tombale, tipo vanitas,bensì un invito alla trascendenza.
Artista del nostro tempo, Elisabetta Vibhuti Limonta privilegia un'icona che è fuori dal tempo, ma con un linguaggio contemporaneo che esercita le contraddizioni apparenti, e materiali a volte sorprendenti.